Chains

Ho realizzato una famiglia di collane-catene in argento dalle forme e dalle superfici organiche come: catena montuosa, ondina infinita, tondi-tondini, angolosa, gilette, bigolì, shark, ribonucleica….

Nei nomi dei pezzi ho esplicitato il riferimento naturalistico, suggestioni geologiche o di microstrutture, che ispirano le varie collezioni. 

Fare collane è uno dei miei progetti che rientra maggiormente nel mondo del gioiello, nel senso che mi sono posta l’obbiettivo di lavorare solo con il metallo e di esplorarne sensualità e scabrosità nelle superfici, percezione tattile e visiva data dai vari effetti di verosimiglianza con altri materiali. 

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Photo Credit • Sergio Maraboli

Le CATENE ROCCIOSE, che inaugurano la collezione CHAINS, sono realizzate con moduli in argento di conformazione sfacettata e scabrosa dalle superfici simili a quelle di una cordigliera montuosa.

Nella collana BIGOLi’ bianca, la superficie sabbiosa e l’argento per l’appunto sbiancato, donano all’oggetto un effetto di straniamento, come se non fosse in metallo ma fatto ad esempio di zucchero…

La collana BIGOLì nella versione in nero, cioè con un deposito galvanico superficiale di rutenio, assume un aspetto archeologico di oggetto rivestito di patina ed evidenzia la distorsione e la manipolazione degli anelli che si concatenano.

Nella collana RICCIO i volumi sono svuotati dai microcrateri che ne costellano le superfici trapassandone le forme e frastagliandone i contorni; i forellini, quasi macropori, creano una variabile continua nella tattilità del pezzo e una sfumatura di effetti cromatici, di parti cupe e parti luminose.

Le superfici della collana SHARK sono spezzate come fossero lastre di ghiaccio, mentre i dettagli di alcune parti sembrano citare squame, denti o resti di pescecane. Questa catena è lunga; quando è indossata arriva all’ombelico e nel portarla, con il movimento, gli elementi si toccano e generano un suono.

(Sono stati campionati tutti i suoni delle mie catene)

La collana ONDINA INFINITA prende il suo nome dalla somiglianza del modulo con il simbolo matematico dell’infinito e dalla sua forma sinuosa che ripetendosi dà l’effetto del movimento ritmico delle onde.

(Un’ondina infinita fa parte della collezione del Museo degli Argenti a Palazzo Pitti a Firenze)